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Luca Maniscalco

Benessere digitale e produttività: il costo delle tech distraction 

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Il benessere digitale da una parte, il lavoro da remoto e la flessibilità dall’altra non sono più scelte, bensì sono necessità per un’azienda o una istituzione che intende crescere e produrre in questo nuovo contesto sociale.  

Non è (più) solo un tema culturale o psicologico. Secondo uno studio sull’impatto delle distrazioni nell’economia aziendale, condotto da Dropbox e l’Intelligence Unit di The Economist, avere delle persone perennemente davanti al pc ma non concentrate e distratte porta a un drastico calo di produttività e notevoli perdite economiche. Solo negli Stati Uniti, il segmento più ampio dell’economia – servizi professionali, scientifici e tecnici – perde 178 miliardi di dollari all’anno. Ma il resto della forza lavoro perde ancora di più in proporzione ai suoi membri, circa 212 miliardi di dollari. 

Nel 2013, Marissa Mayer, nuova CEO di Yahoo, ha interrotto il cosiddetto telelavoro e ha richiesto a tutti i dipendenti di presentarsi per lavorare presso le varie sedi aziendali. “Dobbiamo essere uno Yahoo”, ha detto, “e questo inizia con lo stare fisicamente insieme… dobbiamo lavorare fianco a fianco”. Dieci anni dopo, è difficile immaginare che ciò accada di nuovo. Dopo la pandemia gli strumenti digitali hanno aiutato il mondo del lavoro a superare lo shock del lockdown ma, sempre secondo la ricerca Dropbox-The Economist, email, chat e altri canali di messaggistica sono anche la causa principale della concentrazione ridotta. Sia in ufficio che a casa, le e-mail e le video call impediscono a più della metà degli intervistati di dedicare, in media, più di un’ora di concentrazione ininterrotta a una singola attività. 

Ma come essere più concentrati? Come non essere assuefatti e a volte sopraffatti dalla tecnologia? 

Acquisendo innanzitutto consapevolezza, e quindi riorganizzando anche i carichi di lavoro, ad esempio. Secondo Gloria Mark, autrice di “Attention Spain – Find Focus, Fight Distraction”, usare la nostra attenzione in modo efficace nel mondo digitale significa davvero comprendere noi stessi e l’ambiente ancora più ampio in cui viviamo. 

Ho approfondito questi temi ed esplorato di nuovi con Monica Bormetti, psicologa, autrice e una delle maggiori esperte di benessere digitale in Italia. 

Monica, contestualizziamo e partiamo dall’inizio: Digital Detox, cos’è? 

Si tratta di una disintossicazione da digitale, letteralmente. Abbandonare, per un periodo definito e limitato, i propri dispositivi tecnologici. Non possiamo farlo sempre, ma possiamo e anzi credo che dobbiamo farlo a tratti per riconnetterci a noi stessi e alle persone intorno a noi. Mi piace di più parere di benessere digitale, con l’obiettivo di favorire uno stato che ci faccia stare bene, seppur connessi.  

Perché il benessere digitale è così importante anche in azienda? 

Perché buona parte del tempo delle persone in azienda è di fronte ad uno schermo digitale. E oggi nessuno ci ha insegnato ad usare questi strumenti in modo consapevole, rispettoso delle nostre capacità cognitive e processi di funzionamento mentale. Sappiamo usarli, più o meno tutti, per ciò che riguarda gli aspetti tecnici. Ma qui il punto problematico nelle aziende è – per portare proprio una circostanza di esempio che emerge in tutti i percorsi che faccio – l’abuso dello strumento dell’email.  

Tu come ti sei avvicinata a questa “materia”? 

Per una vicenda personale, anzi un incidente. Era il 2015 e durante un viaggio per piacere mi si è rotto il cellulare. Dopo la prima fase di panico ho molto apprezzato quell’esperienza. E da lì nel tempo ho costruito la mia professionalità intorno alla mission di voler aiutare le persone a trovare un equilibrio interiore nell’era dell’iperconnessione digitale. 

Davvero un percorso stimolante ma adesso raccontami un caso concreto di successo. La storia di un manager o di un team che hanno cambiato la loro vita professionale grazie a maggiore consapevolezza su queste tematiche. 

Ti racconto la storia di Anna, manager in un’agenzia di comunicazione in cui si occupa di strategie social. Quindi una professionista totalmente immersa nel digitale e con la pressione di dover essere sempre veloce nella risposta a clienti e collaboratori. Con lei abbiamo fatto un lavoro prima individuale e poi con il suo team per cambiare le dinamiche di comunicazione e reperibilità nel team e coi clienti e per organizzare i carichi di lavoro secondo delle logiche pianificate e non reattive a seconda dell’ennesimo imprevisto che arrivava. Il risultato del processo, durato 6 mesi con sessioni individuali e di team, è stato un recupero di tempo, energia e lucidità mentale per Anna e i suoi collaboratori.  

Produttività e benessere. Come possono coesistere? 

Ormai c’è un ricco corpo di ricerche a supporto del fatto che quando le persone stanno bene, lavorano meglio e portano risultati più soddisfacenti, anche da un punto di vista di business.  

Certo è che con questa premessa, il punto è che le logiche organizzative dovrebbero essere dettate mettendo il benessere delle persone al centro. Questa è una strategia che dà i suoi frutti nel medio-lungo termine per esempio alzando attraction e retention. 

E il digitale in particolare? Dobbiamo temerlo? Come dobbiamo approcciarlo da persone e da professionisti? 

Con spirito critico. Ponendoci sempre la domanda di base “Quanto questa mia abitudine nell’uso dello strumento digitale che ho in mano, mi sta dando un valore aggiunto o quanto in realtà mi sta privando di qualcosa di importante?”.  

Non posso esimermi dal chiederti dell’argomento del momento: ChatGPT è… completa la frase. 

Uno strumento che ci sta capendo prima che noi possiamo capire lui.  

Si corre il rischio che termini quali Smartworking, Work-Life Balance, Phygital diventino scatole vuote? Come le riempiamo di contenuti? 

Il rischio che siano scatole vuote è concreto e rischiamo di esserne forse assuefatti. Il mio contributo per riempirle è una frase per ognuna:  

  • Smartworking: mi auguro aumenti la flessibilità individuale e organizzativa, non intendo solo di orario, per arrivare davvero al lavoro smart.  
  • Work-Life Balance: più che di balance parlerei di effectiveness per cui il punto dovrebbe essere sempre più rendere gli individui efficaci nella gestione dei vari ambiti della propria vita.  
  • Phygital: nell’era del nuovo visore di Apple la dimensione fisica e digitale si fondono sempre più, e forse un po’ di separazione a volte credo sia da coltivare. 

Bio Monica Bormetti: Psicologa del benessere digitale. Nel 2017 ha fondato smartbreak.it, progetto che promuove un uso consapevole dei media digitali, nel 2018 è uscito il suo TEDx “Il potere creativo del non fare nulla” e nel 2019 il libro di cui è autrice: “#Egophonia, gli smartphone fra noi e la vita ” (Hoepli). 

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