AUTORI

Stefano Galbiati
Consultant
Francesca Pagliarulo
Retail & Consumer Goods Senior Consultant – Innovation Lab Coordinator

Il Paradosso del Metaverso

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“Per metaverso ci si riferisce al passaggio dall’interazione da dispositivo tascabile ad una vera e propria simulazione virtuale.” Le parole di Matthew Ball suonano di rivoluzione tecnologica ed il metaverso sembra a tutti gli effetti pronto a sostituire l’attuale era, basata sull’interazione tra umani e tecnologia e facilitata dagli smartphone. Ma, sebbene gli smartphone siano essenziali per molti, si rivelano ancora piuttosto rudimentali in termini di interazione. 

Il metaverso per contro, sarà caratterizzato da modalità più intuitive di interagire con la tecnologia. Gli auricolari condurranno i suoni direttamente alle nostre orecchie, i dispositivi di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR) consentiranno input visivi diretti ed il riconoscimento vocale ci permetterà di conversare con la tecnologia che ci circonda. Essa sarà anche in grado di riconoscere gli input contestuali, come l’entrata in una stanza, oltre a feedback tattili abilitati da guanti e tute. 

È tutta questione di infrastrutture 

Gli avanzamenti nelle reti 5G, nel cloud e nell’edge computing stanno spianando il terreno per una graduale sostituzione degli smartphone andando a creare un’esperienza senza soluzione di continuità tra il mondo virtuale e quello reale. 

Il metaverso non è dunque solo una tecnologia, ma piuttosto il mondo futuro in cui vivremo tutti, rimodellando i nostri comportamenti, dalla socializzazione al lavoro, dai viaggi all’apprendimento, e passando per le nostre abitudini di consumo. Per le aziende, ciò significherà adattare processi, operazioni e BAU al futuro della tecnologia, considerando che chi prima arriva, meglio sarà preparato a questa rivoluzione tecnologica. 

L’importanza della trasformazione si riflette nei volumi di investimenti effettuati per lo sviluppo delle tecnologie sottostanti – XR, voice recognition, blockchain – dalle più grandi aziende tecnologiche. 

Interoperabilità? Yes, please! 

Tuttavia, mentre le Big Tech guidano questa rivoluzione, stiamo assistendo alla costruzione di “giardini recintati” o meglio, di ecosistemi integrati orizzontalmente, un po’ come avviene attualmente per l’ecosistema Apple nell’era degli smartphone, caratterizzato da un singolo attore che controlla l’intera catena del valore all’interno di uno specifico segmento di mercato, dall’hardware al sistema operativo, dalle app e dai servizi fino alla commercializzazione. 

Prendiamo l’esempio di Apple, che ha annunciato un headset VR da rilasciare nel 2023; o di Microsoft, che ha acquisito Blizzard per accentrare ancora di più il pubblico verso esperienze di metaverso; o Google, che guarda già all’integrazione dei propri servizi futuri con gli ecosistemi dell’era attuale, quella degli smartphone. 

Il risultato sarà inevitabilmente, almeno nel prossimo futuro, un mercato altamente frammentato di ecosistemi concorrenti, fornito e gestito dalle grandi aziende tecnologiche, in lotta per il dominio del metaverso. 

Questi attori hanno pochissimi incentivi nel promuovere la compatibilità e l’interoperabilità tra i loro ecosistemi, il che contraddice l’idea di coloro che sperano in un concetto di metaverso veramente interconnesso, interoperabile, ma decentralizzato. Uno che non sarà controllato dagli oligopoli Big Tech che hanno ottenuto il loro potere di mercato proprio a partire dalla centralizzazione. Per molti dei suddetti attori, l’interoperabilità sarà probabilmente limitata al rispetto delle loro regole, e qualsiasi app o fornitore third-party dovrà adeguarsi. 

Tuttavia, tentativi di facilitare l’open metaverse, stabilendo standard comuni per consentire l’interoperabilità esistono. Si pensi alla recente iniziativa del Metaverse Standards Forum, supportata da alcuni grandi big (Meta, Google, Intel, Microsoft per citarne alcuni) o Defining the Metaverse del World Economic Forum. 

L’interoperabilità come vantaggio, e non come limite 

La mancanza di interoperabilità, dunque, non soltanto riguarda utenti e fornitori di terze parti, ma anche le aziende che stanno investendo nelle piattaforme virtuali.  

Nel mondo fisico le aziende solitamente sfruttano la possibilità di un individuo di spostarsi nello spazio e di portare con sé i beni fisici. Questa caratteristica non solo giustifica una transazione in denaro per il prodotto acquistato, ma permette al consumatore di utilizzare più volte l’asset fisico anche in contesti spaziali diversi. Il concetto è tanto semplice quanto complesso, soprattutto dal momento in cui le imprese devono far i conti con la mancanza di libertà di movimento di tali asset nel contesto attuale.  

Pensate se vi venisse detto che il paio di pantaloni che volete acquistare può essere indossato soltanto nella città nella quale lo state acquistando, o peggio, solamente nello store nel quali lo avete acquistato! Bella fregatura eh?  

Tornando dunque al metaverso, supponiamo che con il nostro avatar ci rechiamo nello store di Nike su Roblox, dove acquistiamo nuove e scintillanti Air Jordan virtuali. Sempre su Roblox, partecipiamo poi ad una sfilata di moda di Gucci, e convinti dai modelli poligonali 3D, acquistiamo una borsa Dionysus. Se volessimo sfoggiare i nostri nuovi indumenti al concerto di DeadMau5 su Decentraland, ciò non sarebbe possibile.  

Le piattaforme gateway per il metaverso sono attualmente silos autosufficienti ed isolati; senza dubbio un grosso limite per gli utenti, ed una grossa revenue mancata per le aziende. Logicamente, gli utenti si aspettano dal metaverso la stessa interoperabilità e continuità del mondo reale, pena una riduzione nell’interesse verso tutti queli asset digitali che tanto caratterizzano questa nuova era tecnologica: NFTs, skins e digital collectibles. 

Per le aziende l’interoperabilità non rappresenta soltanto un vantaggio, ma una vera e propria necessità. 

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