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Andrea Caccetta

Oro blu: qual è il reale valore dell’acqua?

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La siccità che da anni colpisce il nostro Paese è ogni anno più grave ed evidente. E se un tempo si verificavano periodi privi di pioggia specialmente in estate, oggi la scarsità d’acqua è una caratteristica anche dei mesi invernali e primaverili. I dati dell’European Drought Observatory –  l’Osservatorio europeo sulla siccità –  mettono in evidenza che questo non è accaduto solamente in Italia. Nel mese di maggio 2023, infatti, gli esperti hanno previsto che sarebbero dovuti cadere all’incirca 58 mm di pioggia di media nel continente, ma in realtà ne sono caduti solamente 14 mm.

L’Italia al contrario, nel mese di maggio e giugno, sta scontando una piovosità fin troppo consistente: maggio 2023 è stato il più piovoso dal 1951, secondo i dati IRPI-CNR. Tuttavia questi due mesi non fanno dimenticare la siccità che ha colpito il Paese in questi anni. 

Lo confermano anche i dati di Istat, che evidenziano la variazione di precipitazione nei capoluoghi di regione nel 2021 rispetto ai valori climatici normali del periodo 1981-2010. Si vede, infatti, come solamente a Roma, Campobasso e Cagliari ci sia stato un surplus di precipitazioni – le quali hanno provocato importanti disagi – e nella maggior parte dei restanti capoluoghi si sia invece registrato un notevole deficit di pioggia.

Ma oltre alla scarsità di precipitazioni, in Italia e nel Mondo esistono molteplici altri problemi relativi all’acqua intesa nella sua accezione più ampia. Veniamo educati, infatti, a credere che l’acqua sia una risorsa fondamentale ma anche un bene grosso modo inesauribile, poiché una delle prime nozioni che vengono apprese nelle materie geografiche è che l’acqua ricopre il 70% della superficie terrestre

In realtà, di tutta l’acqua presente sulla Terra – circa 10 mila miliardi di metri cubi – solamente il 3% è acqua dolce, e si trova solamente nelle falde acquifere sotterranee, nei ghiacciai, nei fiumi e nei laghi che attraversano i territori. Di questa minima parte, oltre a tutta l’acqua dolce che può essere filtrata e potabilizzata, solo lo 0.75% è potabile.

Visti questi numeri è possibile rendersi conto di quanto sia preziosa questa importante risorsa che, non a caso, viene chiamata oro blu

Molte nazioni, però, hanno ancora la percezione che la quantità di acqua presente nei propri territori sia illimitata, e ciò vale soprattutto per i paesi in via di sviluppo, in cui domanda e consumo della risorsa idrica aumenta progressivamente. Secondo l’OECD Environmental Outlook, infatti, da oggi al 2050 la domanda globale di acqua aumenterà del 36% anche a causa della crescita economica di questi paesi; mentre nelle 38 nazioni dell’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nonostante ci sia stata una lieve flessione dei consumi totali (-11%), si registra un aumento dei consumi nell’industria (+63%) a discapito dei consumi relativi all’irrigazione.

Tuttavia, queste stime appaiono in contrasto con il dato rilevato dalla Divisione statistica delle Nazioni Unite (UNSD), secondo cui nel mondo ci sono 2 miliardi di persone che non hanno un accesso sicuro all’acqua potabile e ben 3,6 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Inoltre, sempre secondo il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2023, dal 1700 a oggi il pianeta terra ha perso l’85% delle zone umide, cioè le aree del nostro pianeta in cui c’è una forte presenza di acqua e che, in virtù di questo dato, potrebbe presto esaurirsi. 

Secondo la relazione dell’EEA Risorse idriche in Europa – Affrontare lo stress idrico: una valutazione aggiornata, in Europa le risorse idriche non sono abbondandanti in tutti gli Stati. Dividendo i paesi UE in base al grado di disponibilità della risorsa idrica – fascia bassa, media e alta – è possibile constatare che il nostro Paese è nella fascia alta ed è al sesto posto della classifica, solo dopo le nazioni scandinave, la Francia e la Germania.

In Italia, infatti, sono disponibili 183.000 milioni di metri cubi di acqua grazie ai numerosi ghiacciai alpini e ai fiumi che attraversano il territorio. Il problema, però, è che consumiamo molta più acqua rispetto agli altri paesi, con 4 miliardi di metri cubi erogati dalle reti comunali di distribuzione ogni anno.

Questo aggrava, e non poco, le condizioni siccitose del nostro Paese, che nel 2022 ha scontato uno degli anni meno piovosi di sempre con soli 455 millimetri di pioggia caduta in media su tutto il territorio. Pioggia che non è riuscita a arricchire i serbatoi nivali sulle alpi e sugli appennini. A cascata, quindi, tutto l’afflusso idrico italiano ne ha sofferto.

Questi fenomeni amplificano la necessità di un uso consapevole della risorsa idrica, tuttavia il nostro Paese, secondo un’indagine della Commissione Europea, è il primo in Europa per consumo di acqua con circa 243 litri a persona erogati ogni giorno, quasi il doppio della Germania.

Eppure, grazie all’indagine “Il valore dell’acqua” svolta da BIP, si nota che spesso si ha una percezione sbagliata sul proprio consumo di acqua, poiché la maggior parte delle persone afferma di non consumarne più di 50 litri al giorno.

Inoltre, il 75% dei rispondenti dichiara di utilizzare la risorsa idrica in maniera consapevole. Tuttavia gli sforzi dei cittadini sono vani se l’acqua prima di arrivare in casa viene dispersa: i dati rilevati dall’Istat evidenziano, infatti, che in Italia ne viene sprecata in media il 41% di quella immessa nella rete. Un dato che oscilla tra il 30% della Lombardia, cioè la percentuale di spreco più bassa, e il 61% della Basilicata, la più alta.

C’è la consapevolezza di come viene utilizzata la risorsa idrica?

Osservando i dati messi a disposizione, si nota che il consumo alimentare dell’acqua rappresenta solo una piccola percentuale di tutta quella che viene consumata nel nostro Paese. Secondo l’Istat, infatti, l’agricoltura e la pesca consumano da soli il 58,3% dell’acqua erogata; il 18,2% viene utilizzato per la produzione di elettricità e gas; il 10,6% per la manifattura; il 9,6% per i servizi e, infine, solo il 3,3% è destinata al consumo domestico.

Nonostante questo, dall’indagine BIP è emerso che molti pensano che agire singolarmente per preservare l’oro blu non è inutile. È stato chiesto ai rispondenti di indicare se sarebbero interessati a leggere nelle etichette quanta acqua viene utilizzata per la produzione dei beni di utilizzo: più della metà delle persone hanno dato una risposta positiva, solo 1 su 5 dichiara il contrario.

Il valore della water footprint

La conoscenza di quanta acqua viene utilizzata per produrre dei beni, infatti, è molto importante poiché consente a ogni individuo di diminuire la propria impronta idrica, ossia il volume di acqua dolce consumata da una persona. Il concetto di water footprint si lega a quello altrettanto importante di virtual water, cioè la quantità di acqua utilizzata per produrre e commerciare i beni di consumo – come anche gli alimenti – in tutte le tappe della filiera produttiva, e che è quindi “virtualmente” contenuta in essi. Un esempio concreto che permette di comprendere questa nozione è stato fornito proprio da colui che, per la prima volta, ha teorizzato l’acqua virtuale, il professor John Anthony Allan: «per produrre una tazza di caffè sono necessari 140 litri di acqua, tra produzione e trasporto», disse un giorno ai suoi studenti della University of London. Attenendosi a questo esempio e considerando che in Italia – come anche in altri paesi del mondo – il caffè viene consumato quotidianamente dalla maggior parte della popolazione, la water footprint di molte persone potrebbe essere elevata.

È possibile trovare un’ulteriore evidenza di ciò prendendo in considerazione lo stress idrico nei vari paesi europei. Sempre secondo le stime EEA, infatti, circa il 20% dei territori europei non hanno la quantità sufficiente di risorse idriche per soddisfare le proprie esigenze e, insieme, le persone che ogni anno non hanno la quantità di acqua di cui necessiterebbero sono il 30%. La Repubblica di Cipro, ad esempio, nel 2019 ha consumato il 113% in più dell’acqua di cui disponeva, mentre l’Italia si è fermata a una percentuale del 7,30% in più.

Tuttavia, il numero italiano non è positivo, poiché il valore massimo dovrebbe essere intorno allo 0. Questa tolleranza zero è data dal fatto che lo stress idrico può avere gravi conseguenze sia a livello ambientale che economico: la crisi delle risorse naturali, le condizioni meteorologiche estreme, la perdita di biodiversità e, infine, il mancato funzionamento delle infrastrutture critiche.

Ma quali potrebbero essere le soluzioni per consumare l’acqua in modo più consapevole ed efficientare la rete distributiva? Un’ipotesi potrebbe essere l’aumento del costo dell’acqua in bolletta. In Italia, per esempio, l’acqua costa circa 2,1 euro al metro cubo, di molto inferiore alle cifre di altri paesi europei. Nei paesi scandinavi il prezzo medio al metro cubo per persona è molto più elevato, come in Danimarca, dove l’acqua costa 9,7 euro al m3 a beneficio, però, di una distribuzione più omogenea della risorsa e di un minor stress idrico.

Tuttavia, il valore dell’acqua va molto al di là dei dati e dei concetti qui descritti. Per l’uomo e per l’ambiente, infatti, la risorsa idrica è di estrema importanza, tanto che è difficilmente descrivibile: è essenziale per il cibo, la salute, l’integrità del nostro ambiente naturale, la biodiversità e l’economia. È dunque necessario che, nel proprio quotidiano, ogni persona cerchi di consumarla in modo consapevole riducendo gli sprechi, ma è urgente anche agire a livello collettivo. Solo così è possibile salvare l’oro blu, una risorsa indispensabile per la vita.

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